Ogni volta che torno in Grecia mi sembra di partire con pochissimo e, allo stesso tempo, con molte cose da portare con me.
Quest’anno sarà ancora così.
Non ho bisogno di una valigia piena. Porto qualche camicia leggera, uno o due pareo, ciabattine, un taccuino con matita, il mio Kindle verde matcha e poche cose che mi piace avere accanto quando cambio luogo.
Il resto preferisco lasciarlo leggero.
Perché la Grecia, per me, è anche questo: arrivare senza sapere esattamente cosa guarderò.
So già che cercherò la luce del mattino, le pietre scaldate dal sole, il vento che muove le tamerici, il blu del mare quando cambia durante la giornata, i colori degli infissi. Cercherò quei piccoli dettagli che magari vedrò per pochi secondi e che poi rimarranno nella memoria molto più a lungo.
Alcune cose le conosco già. Altre non le vedo da mesi e ogni volta mi sembrano diverse.
Mi piace pensare che anche il lavoro funzioni così.
Non parto con l’idea di trovare necessariamente qualcosa da trasformare in un gioiello. Parto per guardare.
Poi, forse, qualcosa tornerà con me.
Un colore. Una forma. Una superficie. Un’idea ancora senza nome.
Il resto lo farà il tempo, una volta tornata in Atelier.
Per ora preparo la valigia e lascio spazio a quello che ancora non conosco.





