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Prima che qualcuno suoni il campanello, nell’Atelier ci sono già molte cose che succedono.

Un gioiello è stato scelto e aspetta di essere preparato, una vetrina viene sistemata, magari c’è una confezione sul tavolo e qualche cosa da rimettere al proprio posto. Sono quei momenti normali che fanno parte della giornata e che difficilmente si vedono quando si entra per un appuntamento, perché quando la porta si apre tutto sembra già pronto ad accogliere qualcuno.

Anche il modo in cui preparo un gioiello prima che lasci l’Atelier è qualcosa a cui tengo.

Il packaging è una parte che ho costruito nel tempo e che, come tutto il resto, cerco di mantenere molto vicino al mio modo di vedere le cose. Le scatole sono realizzate a mano all’interno di un centro diurno, dove vengono coinvolte persone in percorsi di autonomia e di lavoro, e mi piace sapere che anche questo piccolo oggetto ha incontrato altre mani prima di arrivare qui.

Poi ci sono la carta avana e la kraft, la velina, la ceralacca nera, qualche nastro e cordoncino, a volte una riga appena accennata di ringraziamento.

I colori rispecchiano la mia visione e rimangono volutamente neutri, quelli della terra con piccoli tocchi di nero.

Mi piace quando una persona riconosce qualcosa dell’Atelier anche prima di aprire una scatola, per quella sensazione che danno le cose quando sono state pensate con attenzione.

Una carta, un gesto, il modo in cui è stato chiuso un pacchetto. Sono dettagli piccoli, ma credo che siano anche quelli che costruiscono nel tempo l’identità dell’Atelier.

E poi ci sono le giornate in cui non c’è ancora nessuno, ma l’Atelier è comunque pieno di vita.

Ci sono le cose che preparo, quelle che devo spedire, i gioielli che aspettano di essere fotografati, qualche ordine da sistemare.

A volte mi fermo semplicemente a guardare quello che ho intorno e mi rendo conto di quanto sia cambiato questo spazio negli anni. Non è soltanto il luogo dove realizzo i miei gioielli: è diventato il posto in cui tutte le parti del mio lavoro si incontrano, dalla prima idea fino al momento in cui qualcosa è pronto per uscire dalla porta.

E forse è proprio questo che mi piace dell’Atelier: sapere che un gioiello non arriva mai direttamente dalla mia mano a quella di chi lo indosserà. Prima passa attraverso questo spazio, attraverso il tempo che gli ho dedicato, attraverso una scatola preparata con cura, attraverso tutte quelle piccole cose che non finiscono necessariamente nelle fotografie ma che, insieme, costruiscono la storia di ciò che faccio.

Poi arriva il momento di aprire la porta.

Da quel momento l’Atelier cambia ancora una volta: quello che fino a poco prima era soltanto il mio spazio diventa uno spazio condiviso, e il gioiello comincia un’altra parte della sua storia.

È questa, forse, la cosa che mi piace di più: preparare tutto con attenzione, dal primo passaggio all’ultimo. E poi vedere un oggetto che è nato qui uscire dall’Atelier e diventare, finalmente, qualcosa di personale per qualcun altro. 🤍