Ci sono luoghi che, quando torni, continuano a rimanere negli occhi.
Della Grecia questa volta mi è rimasta soprattutto la luce.
La luce che cambia ogni cosa con il passare delle ore. Il bianco delle case che al mattino sembra quasi freddo e che poi, lentamente, si scalda. Il blu che diventa più profondo, l’azzurro che si alleggerisce, il verde che cambia intensità quando il sole si sposta e l’ombra prende il posto della luce.
Mi sono accorta di aver guardato molto proprio questo: come la luce si posa sulle cose e le fa cambiare.
Una parete bianca, una porta blu, un angolo di cielo, il verde di una pianta. Nulla rimane uguale per tutta la giornata.
Forse è questo che ho portato con me tornando a casa: non tanto le immagini di un luogo, ma il modo in cui quel luogo è stato attraversato dalla luce.
E ora, qui all’Atelier, mi capita di ritrovarla ancora. In un colore, in un’ombra, in una superficie.
Come certe cose che non sai di aver portato con te, finché non le riconosci di nuovo.





