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Ho il vizio di conservare le cose.

Non tutto, naturalmente. Ma ci sono oggetti, immagini e piccoli dettagli che, per qualche ragione, non riesco a lasciarmi alle spalle. Li fotografo, li metto da parte, li porto con me. A volte dimentico persino di averli conservati, finché non mi capita di ritrovarli.

Il mio telefono è pieno di fotografie che probabilmente nessun altro capirebbe. Un angolo di una casa, una porta consumata, una pietra, una finestra, una forma incontrata durante una passeggiata. Non sono necessariamente cose belle nel senso comune del termine. Spesso sono proprio quelle imperfette, un po’ storte, segnate dal tempo, a trattenermi.

Mi piace pensare che il nostro sguardo sia fatto anche di questo: di tutte le cose che abbiamo incontrato senza prestarvi troppa attenzione e che, in qualche modo, sono rimaste con noi.

A volte mi accorgo di essere attratta sempre dagli stessi particolari. Le superfici irregolari, le tracce lasciate dal tempo, gli oggetti che hanno una storia anche quando non la conosco. Mi interessa quello che non è immediatamente perfetto, quello che non ha bisogno di essere aggiustato per avere un senso.

Forse è una questione di carattere. Non sono mai stata una persona che riesce a guardare soltanto ciò che ha davanti. Mi capita di soffermarmi su un dettaglio mentre tutti gli altri sono già passati oltre, oppure di tornare con la mente a un luogo per una cosa apparentemente insignificante.

E così, senza accorgermene, raccolgo piccoli frammenti delle mie giornate.

Non sempre so perché lo faccio. Non tutto deve avere un’utilità, né trasformarsi necessariamente in qualcosa. Alcune cose possono semplicemente restare lì, accompagnarci, diventare parte del nostro modo di guardare.

Credo che anche la vita di un’Atelier sia fatta di tutto questo, non soltanto delle ore trascorse al banco o degli oggetti che escono dalle mie mani. È fatta di quello che vedo quando sono fuori, delle persone che incontro, dei luoghi in cui torno, delle immagini che mi rimangono in testa.

Alla fine, il mio lavoro e la mia vita non sono due cose così separate. Quello che mi incuriosisce, quello che mi emoziona o che mi fa fermare a guardare continua a viaggiare con me, anche quando non sto lavorando.

Per questo non butto via subito tutto quello che non capisco.

Ci sono cose che aspettano. E altre che, semplicemente, non devono diventare niente.

Mi piace l’idea che anche queste abbiano un posto.

Ludovica