Alcune città non sono destinazioni.
Sono luoghi che aiutano a capire dove stiamo andando.
Tra pochi giorni partirò per Parigi.
Ogni volta che lo dico, qualcuno mi chiede perché continui a tornarci così spesso. La verità è che non ho mai una risposta semplice.
Non torno a Parigi perché penso che altrove sia tutto migliore. Non torno per fuggire dall’Italia. E non torno nemmeno per inseguire un’immagine romantica della città.
Torno perché da molti anni Parigi rappresenta una parte importante del mio immaginario, del mio lavoro e delle mie aspirazioni.
È una città che continua a farmi venire voglia di crescere.
Da bambina collezionavo Vogue francesi e passavo ore a sfogliarle. Molto prima di conoscere davvero Parigi, avevo già costruito dentro di me un’idea di eleganza fatta di dettagli, libertà e semplicità.
Ancora oggi è quella sensazione che continuo a cercare.
Non quella dei monumenti.
Quella dello sguardo.


Sentirsi francesi vivendo in Italia
A volte scherzo dicendo che mi sento un po’ francese.
In realtà non riguarda una nazionalità.
Riguarda un modo di osservare.
Amo profondamente l’Italia. Amo la sua storia, il suo artigianato, la sua capacità di rendere straordinarie anche le cose più semplici.
Ma mi riconosco anche in una certa essenzialità francese. In quel modo di togliere invece di aggiungere. Di lasciare spazio.
Di non dover spiegare tutto.
Nel mio lavoro questa tensione è sempre presente.
L’Atelier è alle porte di Torino. Le mie giornate sono fatte di cera, metallo, lime, schizzi, prove e errori. Tutto nasce qui, tra le mani.
Eppure, mentre lavoro, cerco sempre qualcosa che abbia anche il respiro di quella semplicità che associo a Parigi.
Un gioiello non deve raccontare tutto subito.
Deve lasciare qualcosa da scoprire.



Il bisogno di visione
Ci sono momenti in cui lavorare molto non basta.
Si continua a creare, a organizzare, a rispondere alle persone, a progettare nuove idee. Eppure si sente il bisogno di fermarsi un istante e ricordarsi perché si è iniziato.
Partirò per Parigi il 10 giugno.
Non per una vacanza.
Andrò per la mia esposizione nei giardini di Palais Royal.
Scriverlo ancora oggi mi fa un certo effetto.
Perché quando ho iniziato questo lavoro non esisteva nessun piano preciso. Non immaginavo mostre, esposizioni o viaggi. Esisteva soltanto il desiderio di creare qualcosa con le mie mani.
Negli anni quel desiderio è diventato un lavoro.
Poi un Atelier.
Poi una visione.
E oggi mi porta ancora una volta a Parigi.
Non considero questa città un traguardo.
La considero una direzione.
Un luogo in cui torno per confrontarmi con il mio lavoro e con me stessa.
Per capire se quello che sto costruendo continua ad avere senso.



Il lavoro delle mani
Ogni gioiello che realizzo nasce da un gesto molto concreto.
La cera.
La lima.
Il fuoco.
Il metallo.
Per questo ho sempre pensato che il lavoro artigianale abbia qualcosa di profondamente onesto.
Le idee possono essere bellissime, ma alla fine devono diventare materia.
Devono avere un peso.
Una superficie.
Una forma.
Devono poter essere indossate.
Forse è proprio questo che mi lega così tanto a Parigi.
Perché è una città che mi ricorda continuamente che le idee hanno valore soltanto quando trovano una forma.
Che la bellezza non è un concetto astratto.
È una scelta.
Una disciplina.
Un gesto ripetuto molte volte.
Partire per restare fedeli
Con il tempo ho capito che non sempre si parte per cambiare.
A volte si parte per restare fedeli a qualcosa.
Tornare a Parigi significa tornare a una parte di me che ha bisogno di misura, ordine e visione.
Significa ricordarmi che l’eleganza non nasce dall’accumulo.
Che la bellezza non ha bisogno di alzare la voce.
Che un dettaglio può cambiare un intero equilibrio.
Sono gli stessi principi che cerco ogni giorno nei miei gioielli, nei miei acquerelli e in tutto ciò che nasce in Atelier.
Oggetti che non cercano di impressionare immediatamente.
Oggetti che restano.
Quando tornerò
Quando rientrerò in Atelier porterò con me sicuramente nuove idee.
Forse una forma.
Forse un dettaglio.
Forse una direzione più chiara.
Forse semplicemente la conferma che sto percorrendo la strada giusta.
Perché alcuni viaggi non cambiano ciò che fai.
Cambiano il modo in cui guardi ciò che fai.
E forse è proprio per questo che continuo a tornare a Parigi.
Per ricordarmi che costruire una visione richiede tempo.
Che la crescita non avviene tutta insieme.
E che i sogni più importanti, spesso, si costruiscono esattamente come un gioiello.
Partendo da una piccola idea e lavorandola lentamente, giorno dopo giorno, fino a darle una forma.
Ludovica


